Il vero scontro di civiltà.
Sono un volontario di una nota
fondazione che si dedica da 50 anni alla valorizzazione del patrimonio
culturale del nostro disgraziato paese. E lo sono da 15 anni. Ho cominciato ad
impegnarmi con le consuete attività da banchetto, allestendo tavoli,
segnaletica, materiale informativo, accogliendo i visitatori durante le iniziative
e sollecitando l’iscrizione alla fondazione, snocciolando vantaggi e
opportunità, richiamando il senso civico e l’orgoglio dell’appartenenza ad una
ampia comunità, e bla bla bla…
Nel 2010 avevamo attenzione,
rispetto e riuscivamo a percepire anche un flebile messaggio di riconoscenza da parte
dei visitatori. Oggi, nel 2025, coloro che attendono in fila per entrare,
visitare e conoscere i luoghi che proponiamo, si comportano come si trovassero
in coda al CUP per prenotare una risonanza e scoprissero che la prima data
utile è il 12.03.2028 alle ore 10.30.
Nelle ultime edizioni dei
tradizionali eventi della fondazione ho preso insulti, minacce di denunce, minacce
di post denigratori sui social, minacce di chiamare un noto programma giustiziere pre-serale,
una volta satirico, oggi patetico, minacce di ogni genere.
Con garbo, ricordo ai visitatori che siamo volontari e siamo gratificati solo dal piacere di prestare un servizio alla comunità, (ometto di aggiungere: surrogando attività che dovrebbero essere condotte dal settore pubblico) e pazientemente, spiego le circostanze, ammetto eventuali errori di comunicazione, chiedo scusa e con sempre maggiore fatica incasso.
Rientrato a casa, mi chiedo: come siamo
arrivati a questo livello di scontro? In che momento è accaduto l’imbarbarimento
di persone che ritengono di avere diritto a quei 15 minuti di cultura per
riscattarsi da decenni di volgarità e immondizia televisiva e social?
Poi, vedo la foto del Segretario alla
Sicurezza Interna degli Stati Uniti che si esibisce davanti ad una gabbia con
250 venezuelani deportati in El Salvador, e mi rispondo.